A.I. [Artificial Integration]

INFO EVENTO
<li>VERNISSAGE:</li>

giovedì 16 maggio

h 19:30

Magazzino Tabacchi

<li>QUANDO E DOVE:</li>

17 maggio h 16:00 – 23:00

18 maggio h 11:00 – 13:00 e 16:00 – 23:00

19 maggio h 10:00 – 13:00 e 16:00 – 20:00

Magazzino Tabacchi

<li>BIGLIETTI:</li>

ingresso gratuito

<li>MAPPA:</li>
magazzino_tabacchi
L’ultimo lavoro inedito di Samir Sayed Abdellattef nasce dalla collaborazione tra l’artista e il dipartimento sull’Intelligenza Artificiale dell’UNIVPM – Università Politecnica delle Marche, che ha messo a disposizione il suo know-how scientifico per lo sviluppo dell’opera.

A.I. [Artificial Integration] è l’ultimo lavoro inedito dell’artista visivo e multidisciplinare Samir Sayed Abdellattef, conosciuto per il suo attento interesse per la cultura digitale espresso attraverso la realizzazione di lavori che spaziano dalla performance audio visiva live all’installazione multimediale.

L’installazione, che sarà presentata ufficialmente in occasione della terza edizione del Festival art+b=(love)?, nasce dalla collaborazione tra l’artista e il dipartimento sull’Intelligenza Artificiale dell’Università Politecnica delle Marche, che ha messo a disposizione il suo know-how scientifico per lo sviluppo dell’opera.

A.I.  [Artificial Integration] può essere definita la fase zero di un ongoing project destinato a crescere nel tempo e pone le sue radici nel difficile terreno di riflessione in cui etica e Intelligenza Artificiale vengono ad incontrarsi.

Da un recente report stilato dall’AI Now Institute della New York University [centro di ricerca interdisciplinare dedicato alla comprensione delle implicazioni sociali dell’intelligenza artificiale] dal titolo Discriminating Systems: Gender, Race, and Power in AI, si evince che le discriminazioni di genere non esistono solo nel mondo biologico delle persone, ma anche in quello tecnologico delle A.I.e che, anzi, dal primo vengano trasmesse al secondo sotto forma di informazione non volontaria.

Le macchine, infatti, analizzano la realtà dal punto di vista dei loro creatori e possono essere condizionate dai loro pregiudizi.

Sempre secondo il report, i sistemi che utilizzano l’aspetto fisico come dato per valutare carattere o stato d’animo o gli strumenti di intelligenza artificiale che pretendono di rilevare la sessualità a partire da foto di teste, di predire la “criminalità” in base a caratteristiche facciali o valutare la competenza dei lavoratori tramite “micro-espressioni”, sono fenomeni estremamente preoccupanti. Tali sistemi stanno effettivamente replicando schemi di pregiudizi razziali e di genere con modalità che possono addirittura radicare e giustificare le ineguaglianze storiche che invece dovremmo essere impegnati a superare.

L’artista intesse la sua analisi proprio a partire dai risultati di tale report, per dare vita ad un’opera che mette a nudo e denuncia i sistemi discriminatori artificiali che vengono “istruiti” con dati che nascono nel pregiudizio, nello specifico approdando del contesto dei “gender studies”. Per fare questo chiede a due reti neurali di dialogare con il pubblico e di generare insieme una seconda opera, trasgender.

L’opera

L’opera si presenta come un’installazione multimediale interattiva che invita le persone a interagire con due entità algoritmiche “sessualmente definite”, istruite rispettivamente con testi di scrittori uomini e di scrittrici donne, allo scopo di trasmettere in esse due diverse visioni del mondo [weltanschauung] influenzate dalle differenze biologiche di sesso, dalle differenze psicologiche, dalle differenze sociali e culturale caratterizzanti entrambi i generi.

Per ogni domanda che le persone porranno alle A.I. verrà generato un pezzo di storia da entrambe. Sarà la scelta del pubblico che come nel gioco molto amato dai surrealisti, del “cadavre exquis”, andrà a definire il racconto collettivo, “neutralizzando” così il pregiudizio di genere intrinseco nella macchina.

L’artista in questo modo pone l’attenzione sulla responsabilità dell’uomo nei confronti del contesto sociale e culturale che crea attraverso le sue scelte. Le macchine non fanno altro che riflettere e amplificare i pregiudizi, sta a noi agire per eliminarli.

Con la collaborazione tecnica del gruppo di ricerca VRAI – Vision Robotics and Artificial Intelligence dell’Università Politecnica delle Marche

ARTISTA

CURATORE

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